23 marzo 2010
6 giugno 2008
QUELLO CHE LE DONNE (trentenni) NON DICONO
-Passa il dente, passa la gengiva, attento stomaco che adesso arriva!-
Insomma, parliamone.
30 anni (poco più, poco meno) Il punto in cui spesso la vita di un uomo e una donna si incontrano, addirittura a dividere in modo assolutamente consapevole lo stesso bagno, e si separano, in modo assolutamente inconsapevole.
E' sempre intorno a questa età che inizia il fastidioso tormentone "gli uomini sono tutti coglioni". Bada bene, non stronzi, non stupidi, la parola è scelta accuratamente, così tanto spesso ascoltata da aver bisogno di una spiegazione.
"Coglione" vuol dire nè più nè meno "non ci arriva, non lo sa, è ignaro".
Hai gonadi maschili? Allora non lo puoi sapere. E io ti riduco a quelle. Coglione.
La cosa che non puoi sapere è la maternità.
Desiderata o meno, vissuta o no, è quella che ci spara in una galassia lontana lontana.
Succede che a un certo punto lei entra nella tua vita, e cambia un poco le cose.
Cambia nel momento in cui t'accorgi che stai a guardare tua mamma come a volerle rubare un segreto, e arrivi a chiederle di spiegarti qualcosa circa (ommioddio, a trent'anni!) l'essere donna.
Cambia quando inizia a sentire un'ansia nuova, quella del tempo e delle tue energie.
Cambia però soprattutto quando senti una paura nuova.
Una Paura grande. Un'Attrazione grande.
Vedi quelle pance. Ascolti quelle frasi ("gli devo dare la poppa..."). Vedi quanto la maternità ha cambiato lei, che, bhè, non l'avrei mai detto... E allora inzi a sentire qualcosa proprio nel profondo, nell'intimo. Una paura fortissima, un'inquietudine grande. Sembra manchino le parole per spiegarlo. Hai paura che quello che hai fatto finora possa essere spazzato via da qualcosa di molto più potente, hai paura di non riconoscere il tuo corpo, sia che lo privi della gravidanza, sia che ti trovi ad ospitare un esserino molto ingombrante, e ti trovi a non parlare più di seni, ma di orribili poppe, che iniziano a produrre cibo, e ti pare meraviglioso poter allattare e insieme ti sembra vomitevole, hai paura che l'essere o non essere madre diventerà entro breve sempre più importante e sempre più dispensatore di identità, hai paura di questo pensiero che inizia a prendere davvero un po' troppo spazio, hai paura in poche parole, di ESSERE RIDOTTA ALLA MATERNITA'.
E' a questo punto che l'uomo diventa "coglione".
Se vogliamo semplificare (e noi vogliamo sempre) possiamo dire che da sempre la problematica maschile per eccellenza è la REALIZZAZIONE DI SE'. Da qui il lavoro come identità, l'importanza dell'indipendenza, ecc ecc...
La donna, non poi da troppo tempo, uscita di casa ed entrando in una società maschile ha abbracciato queste problematiche e le sta vivendo sulla sua pelle tanto quanto un uomo.
Una donna sa perfettamente cosa significa lavorare, cercare un'identità che non sia solo un ruolo sociale predefinito.
Sa quali gioie e frustrazioni e ansie provochino questi desideri.
Ma da un certo punto in poi arrivano prepotentemente tutte le altre cose di cui parlavo prima. Arriva un ruolo sociale (madre-moglie) molto insistente, che nel casino che sentiamo dentro, finiamo spesso per rivestire in modo totale, da manuale, fino poi a soffrirlo così tanto da morirci dentro, ma soprattutto arriva la difficoltà di inserire nella nostra vita molto moderna complessa e strutturata qualcosa di così atavico, di così intimamente sconvolgente. E gli uomini non lo capiscono, non ne sanno niente. Così ci siamo noi che ormai sappiamo tutto di loro, e affermiamo e condividiamo le stesse ansie e desideri, e ci sono loro che ai nostri occhi hanno proprio la metà dei nostri problemi.
Non è che le problematiche tipicamente maschili (chiamiamole così via) ci sembrano stupide, è che noi ne abbiamo di nuove e di incomprese, ed è davvero molto poco in uso parlare delle nostre. Davvero poco di moda. "Cose da donne", quindi fastidiose, per antonomasia.
E in effetti non si può negare che siano cose da donne, ma non sono queste cose a separarci, è il non conoscerle, è il non affrontarle insieme che divide e ci impedisce di percorrere molte strade insieme, strade che mi piace immaginare più belle di quelle che battiamo adesso.
Parliamone allora, anche male come ho fatto io stasera, uomini e donne . Sarebbe bello arrivare a qualcosa insieme.
Cavolo se sarebbe bello.
17 maggio 2008
CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER LAMPADE SOLARI
Tra quelle mille commissioni che una volta non c'erano da fare e ora invece sì , ieri passo davanti un centro estetico, lo noto perchè è raggiungibile attraverso un corridoio lungo e strettissimo, che apre sulla porticina a vetri con i classici adesivi color pastello da parrucchiera.
Forse attratta da ricordi prenatali percorro il canale, apro la porta e chiedo di fare una lampada viso-corpo.
Non ne ho mai fatta una, e quest'anno ero curiosa, per quanto sia di quelle persone convinte che avere raggi ultravioletti (o quel che è) sparati addosso per 12 minuti potrebbe nuocere.
L'ambiente è cordiale e casalingo, così scopro in breve che il principale è un ragazzo di una quarantina di anni (dico ragazzo perchè non mi sembra il classico maschio alfa) che ha ereditato il negozio dalla mamma e che ci tiene a precisare "anche se faccio il parrucchiere non sono gay e non mi depilo". Buono a sapersi.
Purtroppo mi rendo conto di avere addosso la biancheria della nonna, mutandoni girovita e reggiseno catafalco per tette in pre-ciclo. Non adatto.
Decido di fare una lampada integrale.
Metto la cuffia di tulle bianco , mi spalmo di creme di protezione diversa a seconda della parte del corpo ed entro in questa specie di cabina tappezzata sulla parete interna di tubi bianchi .
Il tipo non-gay mi dice che non importa mettere gli occhialini ma basta tenere gli occhi chiusi.
Sono abbastanza certa di aver letto che invece gli occhialini sono necessari perchè le palpebre non bloccano completamente i raggi, così scelgo quelli neri (funzioneranno di più) e li porto in cabina con me.
Mi spiega che per attivare devo premere il bottone verde, così entro appoggio un dito sul bottone verde in alto, metto gli occhialini sul naso, chiudo gli occhi e finalmente premo.
Si accende una luce fortissima, tipo viaggio nell'iperspazio così che continua il mio ricordo prenatale, e parte la ventilazione.
La luce fa molto calore e l'aria sparata da ovunque è fresca, cosa piacevole, ma decisamente troppo forte.
Inoltre il tutto è molto rumoroso, e io sono lì nuda come un baco che soffoco nel profumo delle molte creme e continuo a rigirare su me stessa, così senza motivo (forse sono agitata).
Una ventata di troppo e gli occhialini mi saltano via dal naso, allora mi accuccio nel tentativo di riprenderli, non voglio toccare i tubi perchè temo che scottino, non posso aprire gli occhi e non riesco più a trovarli.
Mi rialzo ormai arresa a dover tenere le dita sugli occhi tutti i restanti minuti (un'infinità di minuti).
Mentre sono in piedi con le braccia il più possibile discostate dal corpo per avere un'abbronzatura integrale ma appoggiando sopra ogni palpebra due dita, sento qualcosa che mi tocca il sedere, e poi un braccio.
Impiego qualche secondo per capire.
A causa di questo mio muovermi il tappetino di carta che stava sotto i miei piedi è scivolato via e ora vola impetuoso per la cabina.
Non voglio mollare gli occhi e lo lascio volare cercando di fermarlo inutilmente con le gambe (ho i movimenti limitati sempre per timore di toccare i tubi) .
Sembra non finire mai , il rumore e la luce sono sempre più forti, e inizio a temere di scottarmi il seno, che dai 12 anni in poi non ha mai più visto il sole, allora appoggio gli avambracci sui seni e rimango il tempo restante semi accucciata su me stessa , con la faccia fra le mani (anche per ripararmi dal caldo) e un foglio di carta che vola ovunque mentre penso "speriamo che non prenda fuoco".
A un tratto tutto si ferma.
Non più ventilazione e rimane solo una luce più bassa che io credo essere la luce della stanza che filtra dalle intercapedini della cabina.
Spalanco gli occhi invece su una luce viola molto intensa , sicuramente la più dannosa per loro.
Un po' stordita da tutto ci metto qualche secondo a richiudere gli occhi, giusto il tempo sufficiente ad assicurarmi un distacco di retina prima dei 50 anni.
Esco dalla cabina frastornata umiliata e unta, incredula che tutto sia finalmente terminato.
Si completa così il mio viaggio prenatale.
Considerata l'esperienza nella sua totalità credo di poter affermare che, probabilmente, non ero ancora pronta.
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1 aprile 2008
INCUBO : ABORTO
Come direbbe la Cortellesi : RIPARLIAMONE.
Riparliamone solo un attimo,
parliamo dell'aborto.
E allora sembra necessario parlare di quand'è che inizia la vita.
Reminiscenze del liceo, forse sbagliate, mi suggeriscono che Sant'Agostino facesse coincidere l'inizio della vita con il primo respiro autonomo del neonato.
In America l'aborto è legale per qualsiasi ragione la donna lo decida fino al momento in cui il feto diventa vitale e in grado di resistere fuori dal grembo materno (24-28 settimane).
In Italia l'aborto è regolato dalla legge 194, indica come limite di tempo i tre mesi (12-13 settimane) per l'aborto volontario e fino la 24° settimana per l'aborto terapeutico.
Quindi legalmente la vita inizia con la "vitalità" del feto.
Forse però filosoficamente la vita inizia dopo la prima settimana dal concepimento, passato il periodo di gemellazione. Se l'embrione non ha ancora deciso se dare origine a uno, due , tre esseri umani, non si può dire che ci sia la specificità dell'essere in potenza che è essenziale per definire l'individuo, e l'unicità della sua vita.
Forse questa è la cosa che mi torna di più. Dopo una settimana hai nel tuo ventre una persona bella che pronta, che deve cuocere ancora un bel po', ma, in potenza, c'è proprio tutta, definita, perfetta. Abortire è un omicidio.
Ah, che liberazione.
Basta perdere tempo a parlare di qualcosa che non sapremmo mai definire, e qualunque teoria non sarà mai inattaccabile. Diciamo pure che la vita inizia praticamente da subito.
E se proprio vogliamo parlarne, ricordiamo come mai dobbiamo per forza, senza possibilità di fare diversamente, definire l'aborto legale.
Una legge che impedisce alla donna di abortire, di scegliere circa il suo corpo è una legge che relega nuovamente la donna al ruolo di OGGETTO, e non soggetto.
Penalizzare l'aborto porta con sè una serie di conseguenze sociali enormi.
Se la donna non è considerata degna di decidere questo , ma è la società a decidere per lei, allora ella diventa un ventre, un'incubatrice, un involucro, un corpo, una cosa.
Di nuovo, una cosa.
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26 ottobre 2007
INCUBO : SINDROME PREMESTRUALE
Cos'è la sindrome premestruale?
Ogni donna potrebbe spiegarla in modo diverso , per me è :
Io, di sabato sera a casa da sola, naturalmente perchè NON SONO VOLUTA USCIRE, che guardo senza motivo apparente "C'è posta per te" e piango. Non parlo di occhi inumiditi da una nauseante commozione, parlo di singhiozzi disperati, bocca storta e gemiti tutto sommato piuttosto forti.
Normalmente non ho le lacrime in tasca, ma in quei giorni la pubblicità dell'enel basta a sciogliermi, una canzone qualunque, il gatto che miagola, tutto sembra essere sufficiente a farmi piangere.
Certo non puoi darlo a vedere, e fai i salti mortali per nascondere un'imbarazzante vulnerabilità. Così che ti viene pure da ridere, perchè alla fine fine sei sempre te, e ti vedi dal di fuori. Così ti viene da piangere e da ridere insieme e riesci lo stesso a fare la faccia seria. Che arte.
La sindrome premestruale, che poi in realtà dura oltre il "pre", peggiora con l'avanzare dell'età. Sarà perchè non solo sei dedita al pianto ma sei dedita alle incazzature e le persone negli anni imparano a girarti un tantino più alla larga, sarà perchè effettivamente stai fisicamente peggio, forse perchè il fisico non ti regge più tanto, sarà perchè non sei incinta e da un certo punto in poi è un pensiero che ti può far girare le palle, sarà forse una cosa più profonda, come avere in pancia il coccodrillo di Peter Pan, che ti obbliga al saluto di un altro mese passato, che ti impedisce di sottrarti al tempo.
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11 ottobre 2007
LA DONNA LO VUOLE
Un'orribile falange di donne è alla ricerca di LUI.
Lo vuole lo vuole e forse non l'avrà.
Lo pretende, dice di averne bisogno e si sente in credito con gli uomini che incontra e che non sono LUI.
LUI provoca la nostalgia di un passato mitologico , perchè prima LUI c'era, e regnava incontrastato in un meraviglioso Olimpo, dispensando gioia e identità alle donne che aveva accanto. Prima di essere scacciato dalle stesse donne e dal progresso.
LUI: L'UOMO FORTE, il maschio, l'uomo che non ce ne sono più, quello che lo sa bene lui come si fa, quello lì insomma.
Donne, amiche mie, provo a liberarvi da questa ricerca asfissiante per voi e per chi deve ascoltare i lunghi monologhi sull'uomo che non c'è.
LUI non solo non c'è, ma NON C'E' MAI STATO.
E' un equivoco.
Avete l'immagine di un uomo che torna a casa e la moglie si comporta come una geisha, soggiogata dalla sua grande forza decisionale, dalla sua incontrovertibile virilità?
Errore.
Credo che funzionasse più o meno così : 80 anni fa il lavoro non era esattamente la passeggiata di salute che è adesso, e l'uomo da solo lavorava, si consumava al lavoro per permettere il sostentamento della famiglia. Non tornava stanco dal lavoro, tornava ogni sera con qualche giorno di vita in meno. E allora nessuno gli diceva niente, e c'era poco da criticare perchè lui stava piegando la sua vita a te e ai figli e del resto dipendevi completamente da lui. Non era una sua scelta, era così e basta, era l'unico modo di vivere.
Poi le cose sono cambiate ma la relazione ormai aveva quell'impronta lì, e i figli e le figlie che avevano visto trattare il padre come un re l' hanno imparato a loro volta, anche se non c'era più motivo, e le donne si sono dovute inventare teatrini per far credere a lui di meritare tanta dedizione, e per non odiare se stesse per il fatto di farlo.
Dopo decenni di teatro, di darsi ad intendere di essere una cosa o un altra, di rassicurarli sulla loro forza , la loro virilità, perchè sono uomini, quelli che non ci credono più, buffa cosa, sono proprio loro. E io li adoro per questo.
Quindi amiche mie, smettete di cercarlo, perchè se c'è qualcosa che rende difficile per l'uomo trovare una sua "nuova identità" siete proprio voi, noi, che tutto sommato lo vorremmo quest'uomo più forte di noi, così dolcemente deresponsabilizzante.
Ma guarda, sembra proprio che questo problema di non farcela a sostenere tutto, a rispondere a tutto, lo condividiamo, e sarà meglio trovare una soluzione insieme, senza troppo chiederla all'altro.
6 luglio 2007
SPEED DATE
Mi sono decisa e qualche tempo fa ho iscritto mia sorella e me allo speed date.
Sapete cos'è?
Lo sapete se avete visto la puntata di Sex and the City dove Miranda vi partecipa fingendo di essere una Hostess invece di un Avvocato, per essere più attraente. Lo sapete se avete visto il film con Will Smith, "Hitch, lui sì che capisce le donne" dove i due protagonisti bloccano lo scorrere della fila per restare ancora a parlare. Lo sapete se avete visto il film di Verdone, dove lui è un uomo sposato che partecipa ugualmente alla serata. Lo sapete anche solo se leggete qua e là.
La curiosità c'era, e allora Speed Date.
Ho trascinato mia sorella all'esperimento sociologico, e ora vi faccio il resoconto di una serata che parte con una premessa tanto particolare.
Ci troviamo al locale stracolmo di gente, e senza preavviso si abbatte su di me una sorta di imbarazzo inquietante. Menomale che siamo in due, e che possiamo metterci a bere qualcosa.
Notiamo che, arrivate al bancone del locale, molti dei nostri futuri compagni di speed date hanno buoni motivi per essere lì. Non dico che dovevano farci passare avanti per galanteria, ma sgomitarci nello stomaco per mantenere la loro posizione mi è sembrato eccessivo.
Mi si avvicina un ragazzo interessante che mi prende il piattino dell'aperitivo e me lo riempie di pasta. Sorride. Carino. Ciao.
Ora so riconoscere chi partecipa allo speed e chi no.
Saliamo nella salette speed date trasportati qua e là dal vocione di un giovane mandriano dalla camicia marrone, grande fisionomista, che ha il compito di recuperarci se ci allontaniamo.
Ci sediamo su delle poltroncine scomode scomode, e parte il gioco.
300 secondi (ma poi un po' di più) per conoscere e farti conoscere dall'uomo che arriva a sedersi davanti a te, e poi avanti un altro.
Sembra un gioco e invece è la dimostrazione pratica del principio di relatività di Einstein.
Gli stessi 300 secondi possono essere pochi e anche decisamente troppi.
Dolci ricordi di ieri sera:
- Come mi siedo?
- Scelgo di appiccicare il numero sulla gonna, sul decolte non era il caso.
- Il dolce biologo venuto a vivere a firenze da due anni e sconvolto dalla chiusura dei fiorentini, il suo lavoro interessante, e la sua educazione.
- il tipo rude che parla solo lui per tutto il tempo, della sua ex e del mutuo che deve ancora pagare per lei , e che è stato incazzato per 4 anni, e io penso che gli è rimasta quella faccia lì, e chissà cosa potrebbe volerci per fargli cambiare espressione.
- I due ragazzi che non mi hanno mai guardato altro che le tette, 300 secondi con lo sguardo fisso, e non voglio sapere a cosa pensavano.
- Il deejay di musica latino americana che mi fa ridere e mi fa pensare che è molto giovane e molto adulto insieme.
- Il livornese in controtendenza che non parla e non chiede, e ha il superpotere di freddare ogni inizio conversazione solo con lo sguardo.
- Il ragazzo con la camicia bianca che ha voluto farmi vedere un pettorale.
- Il ragazzo che lavora in banca.
- Lo psicologo con i ricci che si siede nel modo più elegante mai visto.
- Quello che si era scritto il discorsetto, ed è disarmante.
- Quello simpatico che gli è scattato il "CAMBIO!" sulle parole "sono disoccupato" e mi è sanguinato il cuore.
- Il mandriano che urla "CAMBIO!" e io mi aspettavo un suono un tantino più elegante.
- Il tipo che pensa solo a mia sorella, e per almeno 100 secondi mi parla del suo vestito rosso.
- I molti laureati che ci tengono proprio a dirlo.
- Le donne che sono un po' più grandi di età, e hanno anche un'aria seriosa, e io e mia sorella tutte civette ci stiamo come il cavolo a merenda.
- Un numero sconvolgentemente alto di ragazzi ai quali puzza un po' il fiato.
- Tutto assomiglia molto a una serata a al pub, quando i ragazzi si alternano al tuo tavolo, perchè casualmente tu e le tue amiche siete le più carine.
- Il marpione dei marpioni, che non scriveresti sì neppure per avere molto molto in cambio.
- La mia penna che rotola dietro il divanetto e non scrivo nè sì nè no a nessuno, ed è un po' da stronze.
- Con mia sorella a ridere delle medesime impressioni.
- Trovarci a prendere un gelato con due, e quando viene fuori che non sono single e ho fatto tanto per giocare, mi sono pure presa una mezza partaccia, e il ragazzo alla mia sinistra mi dice "Se veniva fuori che ero io ad essere impegnato vi incazzavate e mi davate dello stronzo"
Quanto ha ragione.
19 giugno 2007
NUOVA MODA ROMANA
A un certo punto, mentre ero a Roma per il Gay Pride, ho sentito un mio amico, e abbiamo deciso di vederci. Mi sono staccata per un po' dal mio collettivo casuale e ho aspettavo il vecchio amico, seduta a un metro dalla strada su un pratino vicino Piramide. Le 4 scene:
Sarò rimasta sola al massimo 20-30 minuti.
Ecco, in questo breve lasso di tempo sono stata "importunata" da 4 uomini.
Quattro tipi diversi ma con un COMUNE DENOMINATORE, una comune richiesta :
"Posso farti una foto?"
Per capire la mia sorpresa, devo specificare che non ero vestita- pettinata- truccata in nessun modo particolare, che non sono la classica sventolona o una donna deforme e che non ho neppure un'aria particolarmente "accondiscendente".
Da quando esistono i telefonini che possono fare le foto, questa richiesta ormai viene fatta spesso, più ancora ogni tanto ti accorgi che qualcuno, facendo finta di niente, ti fotografa "qualcosa". Se ti girano t'incazzi, sennò lasci perdere.
Ma che fosse diventato il NUOVO APPROCCIO, questo proprio non lo sapevo, e mi lascia anche un po' intonitita.
PRIMO MOSCONE (adoro questi vecchi termini)
Un ragazzo alto magro e carino, di circa 30 anni, con la camicia chiara chiara, sta per salire sullo scooter, mi sorride e mi chiede se può farmi una foto. Seduta per terra, sorrido e accenno di sì con la testa. Foto fatta se ne va (questo per assurdo il tipo più strano).
SECONDO MOSCONE
Un ragazzo di 26 anni, capelli rasati e fisico da palestra, si avvicina facendomi subito la stessa domanda. Dico di no (le donne sono volubili) e lui si mette a chiacchierare. Sono un po' fredda e gli dico che non voglio compagnia. Se ne va. Sono cattiva perchè era gentile e carino.
TERZO BESTIACCIO
Classico 50enne assatanato, si era messo a fissare prima del primo, si avvicina a schifoso e mi chiede la stessa cosa. Faccio finta di non vederlo-sentirlo, lui non si schioda e arriva un altro ragazzo (QUARTO MOSCONE) a togliermi dall'impiccio.
Lo schifo d'uomo se ne va e questo inizia a chiacchierare. Mi chiede pure lui se può farmi una foto. Arriccio il naso e sorridendo faccio no con la testa.
Ho un adesivo gay-pride appiccicato su una tetta.
Lui mi fa "posso fotografarti almeno l'adesivo?"
Io "certo!"
Fa per avvicinarsi, il genietto, e allora stacco l'adesivo dalla tetta e glielo porgo
"Fotografa pure!"
Ha preferito di no...
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si è parlato di fìmmine, fotografia, incubi, società, umorismo, uomini
12 giugno 2007
IL RIFERIMENTO D'AMORE
Ok, ce l'ho messa.
Ieri ho inserito una frase di Carrie Bradshaw. Però avevo avvertito che sono una assidua frequentatrice di serie TV.
E non si può negare che Sex and the City abbia influenzato almeno un po' la società.
Però poi c'ho ripensato, poichè in realtà è
uno e uno solo
il riferimento di tutte le donne della mia età, per quanto riguarda l'amore.
Un solo riferimento inamovibile nel cuore e nella mente di tutte noi.
Una donna.
Bellissima.
Ha segnato noi donne per sempre, insegnandoci che un uomo più è un debito per la vita, meglio è.
E' stata una donna importante anche per molti uomini, segnando per sempre il passaggio dalla fanciullezza alla pubertà, quando Arthur si stese su di lei, completamente nuda, per riscaldarla col suo stesso corpo.
Sì.
Avete capito :
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9 giugno 2007
LA RELAZIONE AL TEMPO DEGLI SMS
Ho qualcosa di anziano forse. La mia anzianità si materializza sul mio viso in certe occasioni.
Ad esempio ascoltando mia sorella.
"E' stata una cosa incredibile, si è comportato malissimo, prima mi ha detto così...
poi io allora ho ridetto questo...
e sai cosa mi ha risposto?!
Questo...!"
E così via.
Cose anche molto pesanti.
Così che non posso far altro che chiedere, ad esempio :
" ma che tono di voce aveva?"
"ah, ma ero a lavoro, ci siamo parlati solo per sms"
Non vorrei essere eccessivamente critica circa i cambiamenti ecc
Però.
Ho accettato già l'amore al tempo degli sms.
Una volta c'erano le lettere. Ci piacevano no?
Allora devono piacerci anche gli sms romantici.
Certo, si conservano peggio.
E' anche più difficile resistere alla tentazione di leggerli all'amica.
Una lettera invece DEVE essere privata, è nella sua natura.
Però va bene.
Ancora con riluttanza accetto gli sms all'inizio della relazione amorosa, si parte con il piede sbagliato , troppo tempo per pensare, troppi calcoli, troppa noia.
Però, insisto, tollero gli sms d'amore.
Per litigare però...
NO NO NO
Rifiuto che il dialogo nella relazione, sia agli inizi sia alla fine, sia affidato agli short message.
Mi pare già difficile capirsi avendo in aiuto occhi e udito, che guadagno c'è a parlare attraverso questi messaggini?
C'ho un po' pensato. Forse una forma di vigliaccheria.
Ma è improbabile, perchè le persone che io conosco e che mettono in pratica quest'abitudine non sono affatto vigliacche. E non mi sento di addurre come motivazione neppure la praticità, che non mi pare ci sia.
Ho preso in considerazione varie ipotesi, e quella che mi pare più papabile è questa :
Gli sms permettono di prolungare l'illusione. Permettono di rinforzare la chiusura, la nostra ottusità.
Gli sms, insomma , non sevono per leggere, servono solo per dire la tua, e illuderti che faccia breccia nella riflessione altrui.
Puoi trovare il modo di fare frasi a effetto e scaricare la tua tensione verso l'altro senza pericolo. Già non ti interessa più cosa l'altro ha da dirti, vuoi solo vedere le risposte che dà alle tue frasi taglienti, nella speranza di avere indietro una vittoria.
Gli sms usati così quindi sono uno sfogo, niente di più.
Peccato che vengano considerati comunicazione, no?
3 giugno 2007
LA POSTA DEL CUORE
ve lo ricordate COMIX? E' uno dei tanti giornali (prima settimanale e poi mensile) che ha chiuso non appena ho iniziato ad affezionarmici. C'era nelle ultime pagine un personaggio meraviglioso. DONNA MALIZIA . La stupenda scriveva piccoli articoli e rispondeva alla posta del cuore. Particolarità: la posta non era indirizzata a lei ma a giornali persoledonne, o, in questo caso, al Venerdì di Repubblica. Riportava la lettera della donna disperata, la risposta della psicologa/sociologa/giornalista e poi infine la SUA risposta.
Fra parentesti, io ADORO gli spazi dedicati alla posta nei giornali. Leggo qualunque tipo di posta, anche quella di Salute sulle cataratte e la colecistite. La pagina della posta è sempre sempre la prima che leggo. Vergogna, tremenda vergogna.
LETTERA A NATALIA ASPESI:
SONO UNA RAGAZZA DI 19 ANNI,CARINA,SENSIBILE,INTELLIGENTE,IRREQUIETA,DETERMINATA A VOLER CAMBIARE IL MONDO. TUTTO MI SUSCITA INTERESSE E EMOZIONE, NON HO PAURA DI ESPRIMERE LE MIE OPINIONI ANCHE SE SCOMODE.
LA PERSONA CHE VEDO ACCANTO A ME DOVREBBE ESSERE FORTE COM IL CHE,SAGGIA COME PERTINI,PASSIONALE COME PANAGULIS:ALLORA PERCHE’ SONO INNAMORATA DI UN RAGAZZO CHE è IL CONTRARIO DI CIO’ CHE VOGLIO? APOPLITICO, DISINTERESSATO ALLA CULTURA, DOTATO DI GRANDE INTELLIGENZA FINE A SE STESSA:è MOLTO AFFASCINANTE, è BELLISSIMO, MA NON VOGLIO CREDERE CHE LA MIA SIA SOLO ATTRAZIONE FISICA. NIETZSCHE DICE CHE OGNUNO SI TROVA NELLE SITUAZIONI IN CUI VUOLE TROVARSI, E INFATTI IO NON FACCIO NIENTE PER TOGLIERMELO DALLA TESTA,PUR RICONOSCENDOGLI QUEI LIMITI CHE DA UN ALTRO NON ACCETTEREI. (C. –FIRENZE-)
RISPONDE NATALIA ASPESI:
IN QUATTRO ANNI I NERVI AVREBBERO Già DOVUTO ESSERLE SALTATI ACCANTO A UN RAGAZZO CHE LEI GIUDICA CON TANTA SEVERITA’.SE NON è SUCCESSO CI SARà UNA RAGIONE. LEI è MOLTO GIOVANE:è BELLO CHE SIA PIENA DI IDEALI,E VOGLIA DI FARE, LOTTARE,OCCUPARSI DI POLITICA E DI CULTURA. MI PARE DI CAPIRE CHE MALGARDO L’INNAMORAMENTO X UNA PERSONA CHE NON CONDIVIDE QUESTI SUOI SLANCI,LEI NON SI SIA SPENTA,ABBIA CONTINUATO A INTERESSARSI A TUTTO. QUESTO RAGAZZO INSOMMA NON LE HA IMPEDITO DI ESSERE SE STESSA:DI LUI DICE CHE OLTRE CHE BELLISSIMO è ANCHE AFFASCINANTE . SE LO è MALGRADO LA BANALITà E IL DISIMPEGNO,LA CIRCONDA D’AMORE E DI RISPETTO.
RISPONDE DONNA MALIZIA
CARA C DI FIRENZE, SEI UNA RAGAZZA CARINA (FORSE),SENSIBILE E IRREQUIETA (COME TUTTE LE ISTERICHE), DETERMINATA A VOLER CAMBIARE IL MONDO (COME TUTTE LE INSTABILI EMOTIVE),E NON HAI PAURA AD ESPRIMERE LE TUE OPINIONI ANCHE SE SCOMODE (COME TUTTE LE AGGRESSIVE ROMPICOGLIONI). CITI UN SACCO DI GENTE ( COME TUTTE LE PRIME DELLA CLASSE) E TI LAMENTI DI AVER TROVATO UN SANTO MARTIRE,BELLO E BUONO, CHE NON TI HA ANCORA STRANGOLATA (COME TUTTE LE INGRATE).IN TUTTO QUESTO,NATURALMENTE,LA NATALIA STA DALLA TUA PARTE POMPANDOTI QUELL’ IO STRONZO CHE DI SICURO NON AVREBBE BISOGNO DI INCORAGGIAMENTI. NON ILLUDERTI,E SOPRATTUTTO NON DARLE RETTA:LEI TI DA’ RAGIONE perché SUL SUO MANUALE DELLA PERFETTA VETERO FEMMINISTA C’è SCRITTO CHE BISOGNA DARE SEMPRE RAIONE ALLE DONNE,ANCHE ALLE STRONZETTE. DATTI UNA CALMATA,INVECE,E SUBITO,CHE L’ETA’ GIA’ CE L’HAI. SENZA CONTARE CHE SE CONTINUI COSI’ TI TOCCHERA’ LEGGERTI TUTTO PROUST (è LA LETTURA DELLE LASCIATE COL MALE DI VIVERE) E POI ATTACCARE CON I TENTATI SUICIDI.
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30 maggio 2007
INCUBO : SE NON TI VIENE NATURALE NON VALE
Breve post per breve riflessione.
Non so se nella vostra vita vi siete scontrati con questo genere di frasi :
Se devi farlo per forza allora no.
Eh no, è inutile che glielo dica io, o viene spontaneo a lui, sennò non ha senso.
Eh grazie! te l'ho dovuto chiedere io!
Eh no, io non chiedo. IO Rispetto, se non cambia lo lascio.
Dovrebbe capirlo da sè!
E' incredibile che questi 19 anni insieme non ti abbiano insegnato come sono fatta!
Gia, incredibile.
So che CHIEDERE NON è OTTENERE.
MA NON CHIEDERE lo è ancora MENO!
Perchè conta tanto che agli altri venga spontaneo fare tutto quello che vogliamo noi?
Non possiamo essere così tonti da pensare che se siamo in sintonia, vorrà dire che abbiamo anche gli stessi desideri, vorrà dire che c'è una perfetta convergenza dei bisogni.
Quindi perchè ci rifiutiamo ostinatamente di chiedere?
Per difenderci?
non chiedo cosa desidero per non scoprirmi troppo, oppure per evitare di sentirmi dire di no, cosa che mi fa molto soffrire.
Perchè tanto per cambiare non s'è capito nulla?
Non chiedo perchè percepisco che razionalmente vorrei delle cose, ma in realtà ne voglio proprio altre, ma non lo dico manco a me, figurati a lui.
Perchè il masochismo non ci stanca mai?
Se ottengo quelle tre cazzate che chiedo, poi di cosa posso lamentarmi?
Insomma, ormai siamo vecchi. Parliamo chiaramente.
Chiediamo e basta, qualunque sia la risposta è tempo risparmiato.
ESTREMA SINOSSI : se sento un'altra persona che dice : ma se non gli viene spontaneo io di certo non gli dico niente, la soffoco con un cuscino.
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Margot
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alle
08:44
28 maggio 2007
INCUBO TAMPAX
Eppure.
Sabato pomeriggio
ma il racconto non inizia con "passerotto non andare via.."
Scena: Margot e Mr. X sul letto disfatto
lenzuola bianche e coperta rossa.
Le mestruazioni. sempre. il fine settimana

Tampax.
oibò, tampax
perchè quei 200 grammi di cotone sporco fra le cosce non sono sempre un bel vedere.
e allora tampax.
Eppure.
sai, la gioventù è proverbialmente passionale e irresponsabile
e poi, soprattutto
c'è il tampax
il VERO gusto del proibito
un po' come fare sesso vicino a un cactus
bene..mmmm...
primo round
"Mr. X c'è ancora il cordino?"
"c'è c'è"
bene
mmmmm...
secondo round
"Mr. X c'è ancora il cordino?"
"c'è c'è"
bene..
mmmm... dai mi metto così ... mmmmm
mmmmmmmm
mmmmmmmmmmm
mmmmmmm
mm
m
"Mr. X ...mmmm... c'è ancora il cordino?"
"......"
"Mr. X il cordino?"
"........."
"AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH"
Niente paura, che vuoi che sia, un tampax è lungo, e per quanto in giù possa essere andato, e per quanto è possibile che in giù si possa andare (il nostro limite, lo si sa, è l'infinito)
lo ripescheremo con niente.
Ma la povertà miete ancora le sue vittime.
perchè là sepolto fra la lussuriosa carne non c'è un tronfio tampax, c'è un MISERO OB!!!!!!
un MICROSCOPICO OB!!!!!!!!!!!
Va bene.
Niente panico
ad un tratto sono la paziente nelle mani del miglior chirurgo dell'ospedale di Chicago, che però, sbaglia il primo tentativo
e il secondo
e il terzo
amici miei,,
anche il quarto
O MIO DIO
respiro corto
mi pento di non aver mai ascoltato quando mi spiegavano tutte le tecniche del fisting per convincermi a praticarlo
tante cattive frequentazioni dunque a nulla servono???
Sorriso.
Un'illuminazione!
il gel VAGISIL, per arrivare davvero in fondo a ciò che vuoi!
Con il mio ob messo di traverso balzo su e trovo il gel magico
Mr. X che via via assume sempre più l'aspetto di un giovane Einstein rende le sue dita translucide
si mette nella posizione in cui i medici attendono i guanti prima dell'operazione
(ammettiamo che l'immagine mi eccita)
momento di attesa
VLUP
cerca il cordino
lo tocca
ma scivola
toccato di nuovo
"Non ho unghie"
"AAAAAARRRGGGGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH"
"Io dico che ce le hai..."
"Margot, stai serrando le cosce, te ne accorgi?"
"Lo sai, sono una fanciulla pudica"
Finalmente c'è il recupero del cordino
Non senza difficoltà viene estratto il corpo estraneo.
E ora eccomi qua
Col mio Ob in mano
a cullarlo
Non più dentro, ma magicamente fuori di me, pronto a diventare altro..
E' una cosa bellissima, nessuna tristezza
e io no..
non ci casco..
ma quale depressione?
quale depress...sigh..
sob..
bbbb...BUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
AHH BUuUUuUuUuuAaaaAAaaaAAaAaA
SIGH sigh BUaAaAaAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
23 maggio 2007
INCUBO MAMME ORSACCHIOTTO

vengano parecchi pensieri) ormai ho in testa solo orsacchiotti"
Pubblicato da
Margot
2
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alle
10:03
21 maggio 2007
MA 'NDO VA CO' QUELLA SMART?
Eh lo so, ormai la conoscevano tutti meno che io.
Però un tributo ci vuole.
Perchè l'uomo in smart fa buttare via dalle risate.
"ormai nun c'e' speranza ner traffico bestemmia tutta quanta la citta' solo va un uomo in smart"
"Va gridando ad ogni cosa ai semafori, ai lampioni pure a tutti noi cojoni che la fila stamo a ffa'"
"Ha speso 20 mila euri pe' quella Smart e pensaà che co gli stessi sordi ce se poteva comprà na machina"
assolutamente da scaricare ... (clicca qua sotto)
http://www.gnometto.it/index.asp?menu=audio&id_audio=17

